Specchi infiniti

Hai presente quando ti piazzi davanti a uno specchio e ne vedi un altro dietro di te, e poi un altro ancora, fino all’infinito? Una volta le cose erano più semplici: c’era la cultura mainstream con tutti i suoi fronzoli e poi c’erano gli altri, ad esempio gli hippie, con i capelli lunghi e i pantaloni a zampa, pronti a dire al mondo quanto fosse tutto una farsa. Uno scontro di ribellione alla cultura dominante.
Ma poi, tutto ha cominciato a sgretolarsi, pezzo dopo pezzo. È spuntata fuori una sottocultura dopo l’altra, ognuna con il suo urlo ribelle, ma erano come fuochi d’artificio: splendevano per un attimo e poi svanivano. Punk, goth, hip-hop, grunge… era come cercare di mettere insieme un puzzle senza avere tutti i pezzi. Tutto fino a liquefarsi in una trasformazione continua.
Alla fine è arrivato internet, sconquassando definitivamente tutto, un frullatore. Ora, ogni giorno, ogni ora, è come fissare quegli specchi infiniti. Non sai più chi sei, perché puoi essere chiunque. Oggi un fanatico del K-pop, domani un esperto di Intelligenza artificiale, dopodomani chissà. Le identità si sovrappongono, si mescolano, si perdono nel caos. Una maschera pronta per ogni situazione.
A volte, mi manca la chiarezza di una volta, la semplicità di poter dire “Io sono questo, non quello”. In questo corridoio di specchi, ogni immagine riflette un’altra, e alla fine non capisci più quale sia quella vera. Ma sarà mai esistita secondo te quella vera? Sembra tutto un gioco, una recita senza fine. Chi sono io in tutto questo? Chi siamo noi? un progetto senza fine, un’infinita adolescenza.

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